Come ad ogni pausa pranzo, anche ieri sono uscita a camminare nel mio bosco.
Faccio quasi sempre la stessa strada: conosco bene ogni curva del sentiero, gli alberi, i rumori che arrivano dal fiume e quelli dei rami mossi dal vento.
Ma ieri, forse un po’ annoiata dalla solita prospettiva, ho deciso di guardare più in basso, nel sottobosco.
È stato incredibile, lo ammetto, scoprire una varietà così grande di piante. Perché se a prima vista il sottobosco sembra sempre uguale — dominato dai grandi rovi, dalle foglie secche e dall’ombra — in realtà basta uno sguardo più attento per trovare moltissime specie diverse, grandi e piccole, che cambiano a seconda della luce, dell’umidità, del vento e della posizione nel bosco.
Ogni angolo aveva qualcosa di diverso da raccontare. Tanto che ho impiegato più di un’ora per percorrere appena un chilometro.
Ho incontrato diverse piante interessanti, quasi tutte utili, officinali o commestibili, e sicuramente ve ne parlerò ancora. Ma quella che mi ha colpito più di tutte è stata la polmonaria.
Polmonaria
La polmonaria è una pianta molto particolare e, proprio per questo, facilmente riconoscibile. Le sue foglie macchiate ricordano vagamente la forma dei polmoni umani, motivo per cui medici, erboristi e alchimisti del passato le attribuivano proprietà curative legate all’apparato respiratorio.
Il suo nome botanico, Pulmonaria officinalis, deriva infatti dall’antico utilizzo nella medicina popolare europea contro tosse e disturbi respiratori. Secondo la cosiddetta “teoria delle segnature”, diffusa nel Medioevo, una pianta che ricordava un organo del corpo umano poteva essere utile per curarlo.
Oggi la ricerca scientifica guarda la polmonaria in modo molto diverso, studiandone soprattutto i composti naturali presenti nelle foglie e nei fiori.
Alcuni studi hanno identificato numerosi polifenoli, flavonoidi e acidi fenolici, tra cui l’acido rosmarinico, una sostanza nota per le sue proprietà antiossidanti e antinfiammatorie.
Secondo una review pubblicata sulla rivista Applied Sciences, nelle specie del genere Pulmonaria sono stati identificati oltre 90 composti bioattivi differenti. Le ricerche citano possibili attività:
- antiossidanti
- antinfiammatorie
- antibatteriche
- cicatrizzanti
- neuroprotettive
- anticoagulanti
Gli stessi autori sottolineano però che gli studi clinici sull’uomo sono ancora limitati e che molte ricerche sono state svolte soltanto in laboratorio o in vitro.
Un altro studio pubblicato su PubMed/PMC ha analizzato gli estratti di Pulmonaria officinalis e Pulmonaria obscura, osservando una possibile capacità di ridurre alcuni effetti dello stress ossidativo e un’attività antinfiammatoria collegata all’inibizione della COX-2, un enzima coinvolto nei processi infiammatori.
Esistono persino studi preliminari sull’utilizzo di estratti di polmonaria contro alcuni batteri, tra cui lo Staphylococcus aureus, coinvolto in alcune infezioni respiratorie associate alla fibrosi cistica, anche se siamo ancora molto lontani da applicazioni terapeutiche concrete.
La cosa che trovo più affascinante è questa: una piccola pianta nascosta nel sottobosco, che quasi nessuno nota passando, continua ancora oggi a essere oggetto di studio.
Come se il bosco custodisse conoscenze che stiamo ancora cercando di comprendere.
O forse conoscenze che, in passato, avevamo già imparato ad ascoltare e che col tempo abbiamo dimenticato.
Alcuni riferimenti scientifici consultati
PubMed – Herbal supplements containing Pulmonaria officinalis extract
PubMed – Pulmonaria obscura and Pulmonaria officinalis Extracts
PubMed – Novel Phenolic Constituents of Pulmonaria officinalis
MDPI – Biological Activities and Phytochemicals of Lungworts

