Anche questa. Ed è cominciata proprio ora, proprio qui, con il nome della mia futura prima gallina, Anita. E io la amo alla follia, questa piccolina: ancora non è arrivata e già mi regala la motivazione ed il coraggio per aprire l’orizzonte ai sogni.

Ho passato mesi a cercare terreni e spazi per iniziare un’attività che mi permettesse di lavorare a contatto con la natura. La mattina mi svegliavo prestissimo e mi mettevo subito online.

Ero stanca della mia solita routine, della vita al computer, della lontananza da casa, dell’AI, dei clienti, del rumore incessante della carriera.

Analizzavo la metratura, la posizione, il costo di ogni annuncio. Un possibile investimento, un altrettanto possibile ricavo. Ma al mese? Ma riuscirei a pagare la retta di mio figlio? Ma se poi non funziona? Mentre andavo a Lugano, ci ripensavo. Poi calcolavo ancora. Poi cercavo informazioni e ricalcolavo. Si capisce che, così, diventa impossibile realizzare qualsiasi cosa. Il cervello si riempie di possibilità e ti ritrovi alle quattro di mattina a digitare parole a caso su Google nella speranza di uscire da quel loop di pensieri.

Dopo mesi di questa agonia, ho preso appuntamento con una psicologa. Ero esausta. Mentre vuotavo il sacco, nella sua espressione era evidente un unico pensiero:”E ora?”

E sì, perché cosa dici a una persona che ha già valutato i pro, i contro, le alternative, le strade, le scorciatoie, nei più minimi dettagli, e che ha solo paura di girare la chiave e partire? In questi casi, un amico sarebbe ben felice di darti uno spintone, ma una psicologa, be’, semplicemente non può.

La seduta è finita nei tempi previsti; ho chiuso la call e mi sono sentita peggio di prima. Sono andata a passeggiare nel bosco.

Gli alberi sono su questa terra da molto prima di noi, e questo li rende senza dubbio fonti autorevoli di risposte. Basta chiedere.

Come sempre, anche in questo frangente mi hanno risposto. Perché, in fondo, nessun albero sceglie mai dove mettere le radici. Un seme si ritrova in un posto e da lì si inventa un modo di nascere e di crescere. Anche se è difficile, se c’è poco posto, poca acqua, poca luce. Loro prendono e vanno su; ci mettono anni, magari, ma lo fanno comunque.

Questo lo potevo fare. Potevo iniziare dov’ero, a casa, nel mio giardino. Senza pensare al futuro. Senza fare progetti grandi, complessi o particolarmente dispendiosi. Senza aspettare un posto perfetto, un investimento importante, o chissà cos’altro.

Anzi: avrei cercato di spendere il meno possibile, lavorando con quello che avevo e che mi circondava.

Sono tornata a casa piena di gioia, leggera. E, mentre rientravo nel mio giardino, ho visto Anita. Era proprio lì, che becchettava tra l’erba, arruffando le piume. Ha alzato appena la testa per guardarmi mentre attraversavo il vialetto, poi si è girata di spalle, continuando a becchettare qua e là, come se mi conoscesse da sempre.

Perché no? Mi sono detta. Sarà lei il mio primo passo verso una nuova vita.

Ed eccoci qui, finalmente.